Quando la foto non parla… nemmeno a te

11 agosto 2025 - Generale - Commenti -

Quando la foto non parla… nemmeno a te

Vedo spesso, sui social, fotografi – o presunti tali – pubblicare le proprie foto in cerca di pareri e consigli.
Nulla di male, sia chiaro. Ma ogni volta mi viene un dubbio: se davvero sei un fotografo, non dovresti essere tu il primo a vedere gli eventuali errori?

Forse di errori non si tratta, dopotutto. Come diceva un grande maestro: “L’unica fotografia sbagliata è quella non scattata”. E io sottoscrivo in pieno. Ma allora perché aspettarsi che sia qualcun altro a evidenziarci ciò che non vediamo da soli?

Il primo critico – e il più spietato – dobbiamo essere noi.
Dovremmo chiederci: Cosa volevo dire con questo scatto? Ci sono riuscito? Come avrei potuto renderlo migliore?

Il punto è che ognuno di noi ha un proprio gusto, un proprio bagaglio culturale e visivo. Io, ad esempio, non amo Picasso: potrei essere davvero obiettivo nel giudicare un suo quadro?
Lo stesso vale per la fotografia. Ci sono autori bravissimi che, quando espongono, lasciano il pubblico senza fiato. Foto impeccabili, luce magistrale, composizione ineccepibile… eppure, a me, non trasmettono nulla. Come potrei consigliare un miglioramento a chi già ha raggiunto la perfezione tecnica ma non riesce a parlarmi?

Poi ci sono fotografi meno perfetti, ma le cui immagini mi toccano dentro, mi fanno vibrare. E a loro cosa potrei dire, se non: bellissima?

Quando ho avuto l’onore di fare il giurato in concorsi fotografici, la mia prima domanda è sempre stata: Questa foto mi parla? Mi dice qualcosa?
Poi, solo dopo, verificavo coerenza col tema. La tecnica? La consideravo solo in caso di parità tra più scatti. Perché la tecnica è importante, ma l’emozione è tutto.

Ecco perché, se una foto non convince nemmeno noi, difficilmente un consiglio esterno potrà “aggiustarla”. Quella foto è nata nella nostra testa, l’abbiamo vista con i nostri occhi, racconta qualcosa di noi.

Quindi, prima di chiedere opinioni, proviamo a guardare davvero le nostre immagini. E a farci domande scomode.
Perché, alla fine, il miglior giudice del nostro lavoro siamo – e dobbiamo essere – noi.

Alla prossima, con i vostri commenti, idee e proposte.

Condividi 

Lascia il tuo commento
L'indirizzo email non sarà pubblicato.

1 + 9 =
Post più recenti
Categorie
Post precedente