Il sensore fotografico: riflessioni tra passato e presente

09 agosto 2025 - Generale - Commenti -

Il sensore fotografico: 

riflessioni tra passato e presente

Eccomi di nuovo qui, con un altro argomento su cui riflettere: il sensore fotografico.

Ai tempi dell’analogico, non c’erano dubbi: il formato standard era il 35 mm, usato praticamente da tutti i professionisti, fatta eccezione per alcuni che, in particolari eventi, preferivano formati come il 6×6. Altri formati erano poco diffusi, sia tra i professionisti sia tra gli amatori. I formati più piccoli trovavano spazio soprattutto nelle compatte “da famiglia”, usate la domenica per qualche scatto ricordo. Quelle macchinette, comode da tenere in tasca o in borsetta, erano l’equivalente delle odierne fotocamere degli smartphone; alcune utilizzavano comunque il 35 mm.

Con l’avvento del digitale, la situazione si è complicata: la tecnologia ha reso possibile la produzione di sensori di vari formati. Il 35 mm — oggi chiamato “formato pieno” o Full Frame (FF) — era inizialmente poco diffuso e molto costoso, destinato a nicchie di fotocamere. Il formato che invece ha dominato, sia tra professionisti che amatori, è stato l’APS-C (o APS-D, a seconda del costruttore), con dimensioni simili ma più contenute. Molti professionisti sono cresciuti con questo formato.

Anche nel digitale esistono “grandi formati”, come lo era il 6×6 in analogico, usati per esigenze particolari; e, allo stesso tempo, formati ancora più piccoli, come il Micro 4/3. Tuttavia, il dibattito sembra concentrarsi soprattutto su una domanda: meglio APS-C o Full Frame?

C’è chi sostiene che non si possa lavorare senza una FF, citando motivi come profondità di bit, gamma cromatica, profondità di campo, densità del sensore… Ma conosciamo davvero tutti questi parametri? Ci servono davvero nel nostro lavoro o nella nostra passione? Quando guardiamo una foto su uno schermo — che per definizione ha una risoluzione limitata — siamo davvero in grado di percepire queste differenze?

E poi, perché capita di sentire dire che le foto fatte con il cellulare sono “migliori” di quelle scattate con una fotocamera? Eppure, il sensore di uno smartphone è minuscolo rispetto a quello di una APS-C, che a sua volta è più piccolo di una FF.

La domanda, allora, è: la rincorsa alla tecnologia è davvero così fondamentale in fotografia? Le immagini scattate con una APS-C sono davvero così inferiori a quelle di una FF? E cosa dire di quei marchi che hanno puntato tutto su un formato ancora più piccolo, come il Micro 4/3?

Forse, dovremmo riscoprire la nostra capacità visiva e percettiva, e chiederci: cosa vogliamo comunicare, raccontare, documentare con una fotografia? Perché, alla fine, è questo che resta.

Come sempre, lascio a voi l’ardua sentenza. Io mi limito a dare spunti e idee, e attendo i vostri feedback.

Un saluto e… alla prossima!

Condividi 

Lascia il tuo commento
L'indirizzo email non sarà pubblicato.

5 + 8 =
Post più recenti
Categorie
Post precedente Post successivo